LA DIMENSIONE LINGUISTICA NEL FILM

LEGGERE IL FILM

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—“Guardarsi dall’illusione che il cinema sia ipso facto un linguaggio universalmente intelligibile qualunque sia la forma ed il grado di cultura.
Come qualsiasi linguaggio, infatti, esige, per essere correttamente inteso, la stessa familiarità, la stessa pratica, cosciente ed inconscia ad un tempo, alla quale voi dovete, per esempio, l’apprezzamento dei capolavori della letteratura.” [André Bazin]
—“Il linguaggio più emozionante e nuovo ma anche più pericoloso di tutto il Novecento con tutto il suo potere di illusione e seduzione” [Sandro Bernardi]
— “Tra il reale e la sua immagine si interpongono sempre una serie infinita di altri elementi, invisibili ma operanti, che si costituiscono in ordine visivo, in prescrizioni iconiche, in schemi estetici” [André Rouillé]

Il cinema da sempre racconta storie; e lo fa avendo progressivamente elaborato, codificato e modificato nel tempo il suo linguaggio; un linguaggio eterogeneo ma tra i più completi, complessi e polifonici; un linguaggio fatto di contaminazioni, di codici propriamente filmici e di codici derivanti da altre aree espressive (pittura, fotografia, teatro, pubblicità, fumetto, videogioco ecc.), mobilitati ed organizzati secondo determinati parametri discorsivi.
E la scrittura filmica interviene come lavoro di modulazione, selezionando all’interno dell’amplissimo ventaglio di opzioni fornite dal linguaggio; opzioni relative all’allestimento della messa in scena, alle modalità dello sguardo su di essa, alla articolazione del susseguirsi degli sguardi stessi tramite il montaggio, all’utilizzo del suono nelle sue componenti fondamentali (parole, musica, rumori).

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Un intreccio sincretico di materiali visivi e sonori che, durante la visione, svolgono una funzione fondamentale, modellando la nostra affettività (sensazioni, emozioni), regolando la nostra partecipazione (identificazione, proiezione), attivando i percorsi intellettivi che conducono alla comprensione.
Ed allora inquadrature, movimenti di macchina, illuminazione, scenografia, montaggio, utilizzo del suono, effetti ecc. non devono essere considerati, da noi spettatori, “tecnica”, “cassetta degli attrezzi” da lasciare agli addetti ai lavori per occuparci solo degli aspetti narrativi, dei contenuti. La tecnica, infatti, fa riferimento alle potenzialità dei diversi dispositivi disponibili ed al funzionamento delle loro strumentazioni; il linguaggio invece si struttura come modalità di utilizzo di procedimenti formali elaborati proprio sulle potenzialità offerte dalla tecnologia.

 

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