LA FIGURA SPETTATORIALE: DENTRO LO SGUARDO

COSA SI SCAMBIA CON IL PREZZO DEL BIGLIETTO

— “Vado al cinema. Entro nel locale. Compro il biglietto e do il mio contributo all’industria cinematografica. Penetro nella sala buia. Trovo il mio posto: centrale, se possibile, e non troppo lontano dallo schermo. Voglio immergermi nelle immagini. Voglio divertirmi, emozionarmi, seguire un racconto, conoscere un mondo. Voglio guardare: voglio capire. Mi siedo: sono disposto ad abbandonarmi alle immagini ed al suono. Aspetto solo di essere affascinato dalle ombre in movimento sullo schermo. Mi abbandono al tempo che scorre. Mi abbandono all’illusione del cinema. Entro in una situazione particolare. Divento una spettatrice o uno spettatore cinematografico.” [Paolo Bertetto“La macchina cinema”]

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Questi i desideri dello spettatore di cinema, di questo incorreggibile flâneur delle immagini; questo è ciò che va a cercare in una sala buia dove ombre sfuggenti ed in movimento si agitano sullo schermo.

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Andiamo al cinema per provare emozioni, per perderci in “quella superficie di niente, fatta di luci e di ombre”, per identificarci con storie e personaggi, per immaginare altre vite, per catalogare ed archiviare esperienze, per vivere piaceri estetici, per raggiungere stadi estatici, per adeguamento culturale, per colmare solitudini, per condividere emozioni…

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Ma, rovesciando la prospettiva, c’è anche un film che in sé ipotizza un interlocutore ideale, ne prefigura tratti e profilo, e lo formatta esplicitando sullo schermo le caratteristiche cui deve adeguarsi, modellando l’apparato percettivo attraverso immagini e suoni, modulando gli investimenti patemici, saturando il bisogno di affabulazione, attivando immaginari utopici…

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