IL CINEMA ITALIANO SPECCHIO DEL SOCIALE: DAL DOPOGUERRA AGLI ‘80

UN APPROCCIO SOCIOLOGICO

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—“Un’intera epoca ha imparato a guardare sullo schermo come in uno specchio…
è il lavoro di “messa in forma” del cinema, cioè la sua disponibilità ad intercettare indicazioni, a ripensarle ed a fissarle in una nuova veste, fino a farle diventare delle proposte autorevoli e condivise…
il cinema, un mezzo di esposizione e circolazione di proposte, un ambito in grado di rielaborare in forma esemplare e pubblica le sollecitazioni del tempo; e un luogo in cui queste sollecitazioni trovano un tavolo negoziale” [Francesco Casetti, “L’occhio del Novecento”].

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Il cinema, medium egemone per buona parte del XX secolo, si costituisce come testimonianza dello “spirito de tempo” e quindi strumento di memoria collettiva; uno “specchio”, appunto, che accoglie e rimanda gusti, credenze, abitudini, aspirazioni, gerarchie di ruoli e di valori…insomma tutto ciò che dà corpo e sostanzia un contesto socioculturale, politico, economico.

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Ed i film, nutrendo e condensando l’immaginario collettivo, hanno da sempre esercitato una potente funzione modellizzante, in quanto vettori di paradigmi e di valori; l’universo finzionale prodotto dal cinema, modellato attraverso le categorie del visibile e del rappresentabile, “mostra” ed “esclude”, illumina, amplifica o viceversa oscura, omette, ignorando orientamenti, tendenze, potenzialità.
Insomma in quel campo di comunicazione che è lo schermo, viene selezionata la complessa globalità del “mondo” di volta in volta a disposizione e i film si insediano come testimonianza  delle dinamiche che  attraversano la società, dei progetti che la investono, delle incrinature che la minacciano.

La produzione italiana dal secondo dopoguerra alla fine degli anni ‘70, evidenzia la funzione strategica del cinema nel farsi catalizzatore ed amplificatore delle risonanze storiche, politiche e socioculturali dei contesti in cui nasce e di cui si nutre.
Un excursus che transita attraverso una serie di tematiche:
—il fervore della ricostruzione postbellica e la battaglia delle idee; il Neorealismo
—gli anni del Centrismo; la rimozione del negativo ed il trionfo dei generi popolari
—il Miracolo economico; svolte politiche e nuovi fermenti culturali; il boom del cinema italiano
—il ’68: la Grande Utopia; il cinema di “consumo impegnato” ed il filone politico e civile
—il “riflusso” e l’attacco delle “antenne libere”; la crisi strutturale del cinema italiano

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In questo panorama di evidenziazione delle interrelazioni tra produzione filmica ed assetto socioculturale rivestono particolare rilevanza quei film (da “Roma città aperta” ad “Ossessione”, da “Pane, amore e fantasia” a “La dolce vita”, da “Europa di notte” a “Il cittadino al di sopra di ogni sospetto”) o quei generi (la commedia all’italiana, il nuovo western dei ’60 ma anche i “poliziotteschi” o gli “erotici – farseschi” dei ’70) che, al di là delle loro qualità intrinseche, si pongono come cartine di tornasole dei mutamenti in atto nel contesto socioculturale di appartenenza, enunciando così tensioni ancora implose o dinamiche in atto di svolgimento.

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