IL CASTELLO DEI DESTINI INCROCIATI
—“La fotografia, il fotogramma, il film: tre momenti di un unico viaggio nel mondo delle immagini” [Bruni Di Marino, “Pose in movimento”]
—“Un vicendevole influsso tra due modi di riprodurre e reinventare il visibile” [Lorenzo Pellizzari, “Il cinema e le altre arti”].
Una stratificata complessità di rapporti intercorre tra le due aree espressive, in una dimensione di reciprocità di attrazioni, scambi, rifiuti.
Un percorso di relazioni che parte dai tentativi di rendere la continuità del movimento ad opera delle sperimentazioni di Marey e del “fucile cronofotografico ” di Muybridge (sperimentazioni che anticipano l’avvento del dispositivo cinema) per arrivare alle attuali contaminazioni legate ai nuovi orizzonti attivati dalla tecnologia digitale.
Una lunga strada, dunque, percorsa parzialmente insieme, tra l’ansia di colmare i “deficit di artisticità” legati all’automazione, per aver diritto ad essere ammessi alla corte delle Muse, e la fatica di instaurare relazioni con altre aree espressive, soprattutto iconiche ma anche verbali.
COMUNANZE
Comunanze relative al dispositivo; comunanze legate alle modalità linguistiche ed alle relative strumentazioni (inquadratura, luce, colore, profondità e fuorifuoco ecc.); comunanze relative ai generi.
Ed interazioni legate ai reciproci utilizzi, con la fotografia al servizio del cinema ed il cinema al servizio della fotografia; e relazioni legate ai transiti di cineasti che si fanno fotografi e fotografi che sperimentano il cinema, per poi magari trovare un terreno comune nella elaborazione di installazioni.
DISSONANZE
Ma anche dissonanze: l’invidia della fotografia verso la resa del movimento, la capacità narrativa e l’uso della parola da parte del cinema ed i tentativi di colmare almeno parzialmente queste mancanze, ricorrendo a sperimentazioni e facendo ricorso a tecnologie (soprattutto con l’avvento del digitale).
LA FRUIZIONE
Le relazioni tra le due aree espressive riguardano anche il territorio della ricezione.
Se ad una modalità fruitiva individuale e libera di perlustrare, propria della fotografia, corrisponde una modalità collettiva ed obbligata dalla “durata imposta”, propria del cinema, altri territori risultano essere comuni (seppure con densità differenti): la mobilitazione dell’occhio con apertura a contesti “lontani”; la soddisfazione della pulsione scopica e l’elaborazione di nuove alchimie dello sguardo; gli investimenti affettivi e cognitivi; l’attivazione di immaginari…






