LO SCHERMO NON PACIFICATO

CONFLITTUALITA’, TRASGRESSIONI, DISOBBEDIENZE

ANTAGONISMO E CONTESTO

Resistenze e insubordinazioni  che il cinema ha da sempre manifestato nei confronti dei contesti politici, ideologici, culturali che si sono succeduti alle diverse latitudini temporali e spaziali.

Opposizioni che trovano terreno fertile nei movimenti di avanguardia (Surrealismo) o comunque di “rottura” (Free Cinema), nel maturare di alcuni generi (il western post “Soldato blu”), nei singoli film (“L’uomo dal braccio d’oro”) fino a quegli spazi interstiziali costituiti da singole sequenze o frammenti di dialogo.

Un variegato panorama nei confronti del quale si è da sempre battuta la censura, sia in forma ufficiale attraverso elaborazione di provvedimenti legislativi e azioni esecutive (tagli, divieti, denunce) sia in forma sotterranea (rifiuto di finanziamenti, ostracismo distributivo, silenzio omertoso della critica).

ANTAGONISMO NEI CONTENUTI

—Antagonismo come rappresentazione di conflittualità sociali o di insubordinazioni individuali nei confronti delle istituzioni (politiche, militari, religiose, giudiziarie).

—Antagonismo come denuncia attraverso la trattazione e la messa in circolo di tematiche “scomode” (gender, disuguaglianza sociale, sfruttamento lavorativo, migrazioni ecc.)

—Antagonismo come trasgressione nei confronti degli universi morali imperanti (erotismo, omosessualità, relazioni familiari, discriminazioni).

ANTAGONISMO NELLE MODALITA’ ESPRESSIVE

Dalle Avanguardie Storiche al Neorealismo, alle Vagues dei ’60-’70 (New American Cinema, Nouvelle Vague, Free cinema, Cinema Novo sudamericano ecc.).

Scuole e movimenti che hanno cercato non solo di mettere sul piatto nuove e spiazzanti tematiche ma anche di innovare le modalità espressive, andando a confliggere con codici linguistici usurati a livello di scrittura visiva e sonora e sedimentati a livello di ricezione.

ANTAGONISMO NELLA RICEZIONE

 “Il racconto è una trappola” (Louis Marin)

—“Il lettore o lo spettatore crede di ascoltare il racconto degli avvenimenti e invece ascolta da questa voce impercettibile la sentenza della verità” [Louis Marin].

La “trappola” è costituita dalla collocazione ideologica e morale dal testo filmico, dalla sua posizione nei confronti dell’universo diegetico rappresentato (il finale di “Fronte del porto”, con la saracinesca che si chiude dietro Brando e gli operai che vanno a lavorare, “sancisce il riconoscimento passivo del padronato eterno” [Barthes].

Il concetto di negoziazione

—“Si fa strada la consapevolezza che spettatori inseriti in ambenti sociali e culturali differenti si relazionano difformemente sia al cinema come medium sia al testo filmico.

All’idea di spettatore come calco delle posizioni di visione predisposte dal dispositivo cinematografico si sostituisce l’immagine di spettatore come soggetto storico e concreto”[Mariagrazia Fanchi].

Quindi, contro ogni posizione di determinismo testuale, il concetto di negoziazione prevede un continuo rapporto di scambio nell’intersezione dei processi di produzione e ricezione; un dialogo, per cui i significati, per quanto “imposti”, non sono assorbiti passivamente, bensì diffratti attraverso un lavoro di negoziazione, talvolta conflittuale; interazioni modulate e modellate da una serie di fattori culturali, ideologici, anagrafici, di identità sessuale, di identità etnica, di storie personali ecc.

Se lo spettatore, seppur avvolto dalla fascinazione narrativa, riconosce al suo interno la proposizione di portati ideologici, di universi valoriali che confliggono con i propri, può operare un proprio “antagonismo”, un rifiuto (parziale o totale) che diventa, produttivamente, nuova consapevolezza critica.