CINEMA E CIBO

—“Il cinema ha cominciato a mangiare e non si è fermato più, inghiottendo i nostri pasti, appetitosi o difficoltosi che fossero, e restituendoli su uno schermo” [Fabio Ferzetti]

Una storia antica, che parte da “Le repas du bébé” dei Lumière e dai giochi di prestigio di Mèliès ne “La sorcellerie culinaire”, con i locali adibiti alla preparazione dei cibi e al loro consumo che si trasformano in teatri di fantastiche magie.

Probabilmente non c’è un solo film in cui non compaia un alimento, un piatto, una tavola apparecchiata; più spesso con il cibo come “caratterista”, talvolta come “protagonista” (“La grande abbuffata”); una presenza che schiude scenari diversificati tra film realisti che segnalano il dramma della fame, film raffinati che prevedono l’ostensione di cibi prelibati, film robusti che fanno riferimento ad alimenti propri della tradizione culinaria popolare ecc.

La rappresentazione del cibo e delle sue ritualità evidenzia le potenzialità espressive, narrative e drammaturgiche del cinema; ed è attraverso il differenziarsi delle diverse “tavole” (luoghi privati e pubblici, situazioni, ritualità, comportamenti, consuetudini alimentari ecc.) che vengono individuate e segnalate dinamiche sociali di superficie e implicazioni più profonde.