IL CONTESTO: LA CIVILTA’ DELLE IMMAGINI
L’ICONOSFERA
—“L’immagine ha esteso a tal punto il suo dominio che diventa difficile, oggi, pensare senza dover orientarsi nell’immagine” [Didi-Huberman]
Alla “civiltà delle immagini” già imperante nella seconda metà del secolo XX si aggiungono, a partire dai ’90, Internet e la fotografia digitale ad allargare a dismisura la quantità di immagini prodotte e rese disponibili; le immagini digitali, smaterializzate (rispetto all’analogico) circolano liberamente sulle diverse piattaforme mediatiche e rendono visibile ciò che prima non lo era (i film, ad esempio), rendendoci esposti ad un flusso di impressioni visive che ci sollecita incessantemente.
Non solo, ma il territorio iconico, soggetto a forme di manipolazione e trasformazione tramite le moderne tecnologie informatiche, si fa sempre più complesso (basti pensare agli utilizzi politici e militari)
Di qui, proprio a seguito della consapevolezza della enorme diffusione e della efficacia.
delle immagini, il paventato (da tanti) rischio della loro presa di potere sulla parola; potere che si tradurrebbe in condizionamento ed orientamento della conoscenza, in trasmissione di valori in modo tanto seducente quanto irriflesso e subdolo nell’aggirare la razionalità, in relegamento dell’individuo a condizione di mera passività spettatoriale.
IL POTERE DELLE IMMAGINI
—“Le immagini…chi le mutila e chi le bacia, chi piange in loro presenza e chi si mette in viaggio per vederle, chi ne viene lenito, chi ne è commosso e chi si sente incitato alla rivolta” [David Freedberg]
Da sempre, ed a tutte le latitudini, gli individui reagiscono alle immagini e riconoscono loro qualità che le rendono attive; immagini che ci eccitano, che ci turbano, che ci irritano… siano esse poster di “idoli”, manifesti pubblicitari, quadri a tematica religiosa, immagini erotiche o pornografiche, foto di cronaca, ritratti ecc.
La loro efficacia parte dall’occhio per poi estendersi rapidamente a tutte quelle stratificazioni di senso (affettivo, etico, sociale, politico, religioso, ideologico) che si intrecciano nella nostra esperienza di fruitori di immagini.
ITINERARI PER UN APPROCCIO ALL’IMMAGINE FIGURATIVA
CINEMA, FOTOGRAFIA, PITTURA: EREDITA’ E SCAMBI
—“La pittura continua a vivere nella fotografia e, insieme a questa, nel cinema”
All’interno delle tre aree si attiva una complessa e densa dinamica degli scambi, un vorticoso gioco di connessioni che le immagini instaurano tra loro, un sistema di relazioni intertestuali (sotto forma di commistione, prelievo, allusione, citazione, parodia, conflitto, trasformazione ecc.)
L’attività di analisi investe le diverse tipologie iconiche all’interno dell’ “immenso e rizomatico archivio di immagini eterogenee” [Didi Huberman], affiancando alla disamina delle immagini artistiche quelle provenienti dai domini della cronaca, della politica, della pubblicità, della religione in un ”montaggio spregiudicato capace di lavorare su accostamenti inediti tra immagini appartenenti a contesti diversi” [Pinotti, Somaini]; ma immagini sempre parte integrante del tessuto culturale (presente e passato), nella varietà degli usi sociali e dei canali mediatici che se ne fanno carico per farle circolare.
Cosicché la visione si traduca il più possibile in “negoziazione” ed in consapevolezza dei significati, credenze, identità, valori che le immagini trasmettono
ANALISI DELLE FUNZIONI (NELL’AMBITO DELLE TRE AREE)
FUNZIONE NARRATIVA
FUNZIONE EVOCATRICE
FUNZIONE POLITICA
FUNZIONE DI PRODUZIONE DI IDEOLOGIA
FUNZIONE DI PROPAGANDA PUBBLICITARIA
FUNZIONE DI “PROPAGANDA RELIGIOSA”
FUNZIONE EROTIZZANTE
ANALISI DEGLI ASSETTI DELLA RAPPRESENTAZIONE
COSTRUIRE, ARREDARE, ANIMARE LE ARCHITETTURE DELLO SPAZIO
METTERE IN SCENA IL CORPO: COSTUMI, MAQUILLAGE, ACCESSORI
COSTRUIRE IL TEMPO
COSTRUIRE IL MOVIMENTO
PRODURRE LA PAROLA
ANALISI DELLE MODALITA’ LINGUISTICHE
Le immagini non sono mai “finestre trasparenti” nei confronti del mondo rappresentato anche quando sembrano massimamente realistiche; ogni verosimiglianza è infatti frutto di una qualche forma di costruzione che cancella ogni supposta naturalità delle immagini. Una scrittura onnipresente, che va analizzata nella pluralità dei suoi elementi costitutivi
